non arrecare danni significativi al'ambiente

di Stefano Italiano ,

Pensate a quando ristrutturate una casa: il vostro obiettivo principale potrebbe essere installare impianti di ultima generazione per ridurre la bolletta energetica. Che senso avrebbe, però, raggiungere quell'efficienza se per farlo impiegaste vernici tossiche, disperdeste nell'ambiente tonnellate di macerie non riciclate o distruggeste il nido di una specie protetta nel vostro giardino? L'impatto positivo dell'efficienza energetica verrebbe vanificato dai danni collaterali causati lungo il percorso.

È esattamente da questa logica che nasce il principio DNSH, acronimo di Do No Significant Harm ("Non arrecare un danno significativo"). Nato nel cuore della legislazione dell'Unione Europea con il Regolamento Tassonomia (UE 2020/852) e diventato la spina dorsale di piani straordinari come il PNRR e il NextGenerationEU, il DNSH rappresenta una vera e propria rivoluzione metodologica. Non ci chiede più soltanto cosa vogliamo fare per migliorare il mondo, ma impone un vincolo ferreo su come dobbiamo farlo.

Oltre il "Greenwashing": la matrice dei 6 obiettivi ambientali

Per comprendere l'impatto del DNSH, occorre superare la vecchia visione a "tunnel" della sostenibilità, in cui un progetto venia etichettato come "verde" sulla base di un singolo beneficio marginale. La Tassonomia europea ha definito sei obiettivi ambientali ben precisi:

  • Mitigazione dei cambiamenti climatici: ridurre drasticamente o azzerare le emissioni di gas serra.
  • Adattamento ai cambiamenti climatici: rendere le opere e i contesti urbani/rurali resilienti di fronte ai fenomeni meteo estremi già in atto.
  • Uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine: tutelare la qualità e la disponibilità dell'acqua.
  • Transizione verso l'economia circolare: privilegiare il riuso, il riciclo e la riduzione della produzione di rifiuti.
  • Prevenzione e riduzione dell'inquinamento: azzerare le contaminazioni di aria, acqua e suolo da sostanze chimiche dannose.
  • Protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi: tutelare gli habitat naturali e le specie a rischio.

La regola aurea del DNSH è semplice: un progetto può focalizzarsi sul raggiungimento di uno solo di questi obiettivi, ma ha l'obbligo tassativo di non arrecare alcun danno significativo a tutti gli altri cinque. Se una grande opera contribuisce alla transizione verso l'economia circolare ma contamina un acquifero locale, fallisce la prova del DNSH e perde l'accesso ai finanziamenti europei.

Il filo rosso tra il principio DNSH e la Sicurezza

Esiste un legame profondo, spesso trascurato ma concettualmente inscindibile, tra il principio DNSH e il concetto di sicurezza, intesa nelle sue accezioni più ampie: sicurezza ambientale, sociale, industriale e dei lavoratori.

Se analizziamo la prevenzione attraverso la lente della sostenibilità, il DNSH non è altro che la traduzione operativa dei principi di gestione del rischio (risk management) che regolano da decenni la sicurezza sui luoghi di lavoro e la sicurezza delle infrastrutture.

Sicurezza delle Infrastrutture e del Territorio

L'obiettivo di Adattamento ai cambiamenti climatici impone di progettare un'opera valutando la sua resistenza ad eventi meteo estremi per i prossimi 30-50 anni. Questo elimina il rischio di cedimenti strutturali, allagamenti o dissesti idrogeologici, tutelando l'incolumità pubblica.

Sicurezza dei Lavoratori e Salute Pubblica

L'obiettivo di Prevenzione dell'inquinamento, come viene insegnato nel corso di formazione specifica dei lavoratori ai sensi dell'art.37 del DLgs 81/08, vieta l'uso di sostanze tossiche o cancerogene nei cantieri e nei processi produttivi. Ciò riduce drasticamente l'esposizione professionale dei lavoratori a sostanze nocive e protegge le comunità residenti da rischi di contaminazione diffusa.

Sicurezza Operativa e di Processo

Garantire che i materiali usati siano riciclabili o provenienti da filiere controllate (Economia Circolare) riduce il rischio di incidenti industriali legati allo stoccaggio improprio o allo smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi.

In sostanza, il DNSH estende il concetto di "sicurezza" dal breve termine (evitare un incidente oggi) al lungo termine (evitare un collasso ecosistemico o strutturale domani). Progettare secondo il principio DNSH significa applicare la prevenzione dei rischi alla radice.

Dalla teoria al cantiere: come funziona la valutazione

Dal punto di vista pratico, l'applicazione del DNSH segue un approccio analitico e rigoroso lungo tutto il ciclo di vita del progetto (Life Cycle Assessment - LCA). Non si tratta di una semplice dichiarazione di intenti, ma di una rendicontazione tecnica dettagliata fondata sui seguenti passaggi:

  1. Mappatura ex-ante: Durante la fase di progettazione, ogni attività viene inserita in schede tecniche guidate per verificare quali obiettivi ambientali siano impattati.
  2. Scelta di materiali e tecnologie: I capitolati d'appalto devono includere criteri stringenti (come i Criteri Ambientali Minimi - CAM). Si selezionano macchinari a basse emissioni, materiali certificati ed esenti da sostanze nocive.
  3. Monitoraggio in itinere: Durante la realizzazione dell'opera, le evidenze documentali (certificazioni, formulari dei rifiuti, analisi delle acque) dimostrano che i limiti stabiliti sono rispettati.
  4. Verifica ex-post: Ad opera completata, un sistema di audit accerta che nessun danno sia stato generato durante l'esecuzione.

Un cambio di paradigma per imprese e PA

L'introduzione del DNSH rappresenta una svolta culturale di portata storica per la Pubblica Amministrazione e per il mondo delle imprese. Non basta più fare "un po' di attenzione all'ambiente"; la sostenibilità è diventata una condizione abilitante per stare sul mercato e accedere alle risorse finanziarie pubbliche e private.

In conclusione, il principio Do No Significant Harm dimostra che la vera transizione ecologica si gioca sul terreno dell'equilibrio e del rigore. Chiedendoci di valutare l'effetto domino di ogni nostra scelta, il DNSH trasforma la sostenibilità da concetto astratto a strumento metodologico operativo, garantendo che lo sviluppo di oggi non diventi l'emergenza (e l'insicurezza) di domani.

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